martedì 5 febbraio 2019

RECENSIONE: Il dottore di Varsavia di Elisabeth Gifford


Varsavia, 1937. Quando Misha, giovane studente ebreo, assiste per la prima volta a una lezione del brillante dottor Korczac, capisce subito che il suo destino è diventare un insegnante. Celebre in tutto il Paese per i suoi rivoluzionari metodi educativi, Korczac - che non si è mai sposato e non ha avuto figli - fa da padre ai 200 bambini che vivono nel suo orfanotrofio, crescendoli all'insegna della comprensione e della libertà di pensiero. Contro il parere della famiglia, Misha si offre come volontario nell'istituto e intanto, proprio sui banchi della facoltà di pedagogia, incrocia lo sguardo limpido di Sophia, una bellissima studentessa che condivide i suoi sogni. Finché un giorno uno striscione minaccioso compare sull'ingresso: "Via gli ebrei dall'università". Le lezioni del dottore si interrompono bruscamente, e mentre un muro di mattoni separa il ghetto dal resto della città invasa dai nazisti, Misha e Korczac rischiano ogni giorno la vita per procurarsi scorte di cibo e garantire la sopravvivenza ai bambini. Quando i venti di guerra travolgono Varsavia, Sophia, che con i suoi capelli biondi può spacciarsi per ariana, è l'unica ad avere una possibilità di fuga. Ma che ne sarà di Misha, Korczac e dei loro bambini? Nel ghetto di Varsavia vivevano 400.000 ebrei. Solo uno su cento riuscì a sopravvivere. Questo romanzo si basa sulla storia vera di Misha e Sophia, e sul diario di uno dei più grandi uomini dell'epoca: il dottor Janusz Korczac.

RECENSIONE:

Misha è un ragazzo ebreo che frequenta l'università e lavora presso l’orfanotrofio del Dottor Korczak. 
Un giorno vede una ragazza bellissima, subito ne rimane affascinato, la ragazza si chiama Sophia.
I due ragazzi si rincontrano  ad una festa e finalmente si presentano, iniziano a parlare e s'innamorano, ma il destino e crudele e beffardo...
Quando i tedeschi invadono la Polonia, Misha e Sophia sono costretti a scappare e si dirigono a Lwow.
Nel 1940 Varsavia e piena di tedeschi e gli ebrei sono costretti a nascondersi, ad emarginarsi. 
Il Dottor Korczak convince un commissario tedesco ad aiutare i bambini e riesce a far arrivare un po' di cibo.
Arriva l'inverno e  gli ebrei vivono in veri e propri ghetti, sono stati costretti a lasciare le loro casa.
Anche i bimbi che vivono nell'orfanotrofio devo trasferirsi in un'altra casa.
Pur vivendo in mezzo al nulla e all'orrore cercano di crearsi una certa quotidianità, ne hanno bisogno.
Nel 1941 Misha e Sophia si sposano, ma i tedeschi arrivano a minare la loro felicità e così decidono di ritornare a Varsavia. 
Qui la città è un vero e proprio inferno, le persone rubano il cibo per poter mangiare qualcosa, ci sono molto bimbi senza genitori...l'unica speranza per loro è il dottor Korczak. Ma la situazione per gli ebrei è davvero dura, è molto difficile avere ancora speranza, le persone hanno capito che i treni che partono non li conducono in campi di lavoro, ma di sterminio.
Il Dottore di Varsavia non è una lettura facile, fa piangere il cuore e l'anima.
Il libro (nonostante il tema trattato, che ci impone numerose pause, per cercare i fazzoletti) è scorrevole, la scrittura è molto curata e abbiamo vari punti di vista anche dei più piccoli.
In mezzo a tutto quest'orrore la scrittrice ci lascia un messaggio forte, i bimbi sono il nostro futuro, sono la nostra speranza.
E' una lettura struggente.
Un libro da leggere per non dimenticare mai.

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